Eventi

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Data 28/03/2026
UN RACCONTO DELLA BIENNALE ARTE IN 100 MANIFESTI
Dal 28 marzo al 20 settembre

Dal 28 marzo al 20 settembre 2026, il Museo Le Carceri di Asiago ospita “Un racconto della Biennale Arte in 100 manifesti dall’Archivio Storico della Biennale di Venezia”, mostra promossa dal Comune in collaborazione con La Biennale di Venezia.

L’esposizione riunisce cento manifesti, tra originali e copie, realizzati dal 1895 al 2024, tracciando un percorso cronologico attraverso l’evoluzione della comunicazione visiva e del graphic design. I manifesti sono valorizzati come autentiche opere d’arte, capaci di riflettere i cambiamenti culturali e sociali di oltre un secolo.

Le opere, provenienti dall’ASAC, portano la firma di grandi protagonisti della grafica e dell’arte quali Marcello Dudovich, Carlo Scarpa, Massimo Vignelli e Milton Glaser.

Per l’amministrazione, la mostra rappresenta un’importante occasione culturale per il territorio, contribuendo a consolidare il ruolo di Asiago come centro dinamico e attrattivo, in grado di avvicinare un pubblico ampio al linguaggio visivo del manifesto.

Info e prenotazioni
Orari di apertura:

  • dal 28 marzo al 28 giugno 2026: sabato, domenica e festivi, ore 10.00-12.30 e 15.30-18.30
  • dal 4 luglio al 20 settembre 2026: tutti i giorni, ore 10.00-12.30 e 15.30-19.00


Via Benedetto Cairoli, 13
Tel 0424 600255

Data 27/03/2026
GUIDO HARARI. INCONTRI. 50 ANNI DI FOTOGRAFIE E RACCONTI
Dal 27 marzo al 26 luglio

La fotografia di Guido Harari, se dovesse tradursi in musica, sarebbe un connubio tra jazz e rock: improvvisazione e struttura, libertà e disciplina. Una ballata intensa che attraversa il frastuono del mondo per arrivare dritta al cuore. Nei suoi ritratti - che siano volti celebri come Bob Dylan o persone comuni - emerge un'attenzione capace di restituire qualcosa di irriducibile: l'unicità di chi si trova davanti all'obiettivo. In cinquant'anni di carriera, Harari ha trasformato la fotografia in uno strumento di relazione prima ancora che di rappresentazione, costruendo un archivio di incontri che spazia tra musica, cultura, scienza e umanità comune.

"Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti", in programma alla
Basilica Palladiana di Vicenza dal 27 marzo al 26 luglio, non è una semplice retrospettiva. È un manifesto su cosa significhi fotografare l'altro: non catturarlo, ma incontrarlo.

L'esposizione raccoglie oltre 300 fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e memorabilia che documentano tutte le fasi di un percorso eclettico: dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale fino a un'attività che ha attraversato editoria, pubblicità, moda, reportage e, soprattutto, il ritratto inteso come spazio di prossimità e ascolto.


LA MUSICA COME GRAMMATICA DELLO SGUARDO

Per Harari la musica non è mai stata solo un soggetto. È una grammatica, un modo di organizzare lo sguardo. Ogni ritratto nasce come una variazione, un'improvvisazione controllata, un incontro che si gioca nel tempo breve e denso dello scatto. Anche quando il soggetto non è un musicista, l'approccio rimane musicale: ascolto reciproco, assenza di gerarchie, relazione viva e fisica. Non esiste un genere preciso a cui ricondurre questa pratica. Tutti vengono percepiti e raccontati come se fossero rockstar, chiamati a entrare in una relazione intensa. «Non c'è nessun genere - osserva Harari - ma sicuramente è una fotografia da guardare ad alto volume!»

Questo legame profondo con la musica entra in risonanza anche con Vicenza e il suo territorio attraverso le immagini dedicate al jazz, diverse delle quali mai esposte prima (Jaco Pastorius e George Benson, e ancora Keith Jarrett, Miles Davis, Art Ensemble of Chicago, Joe Zawinul, Wayne Shorter, Herbie Hancock, Jimmy Scott, Marcus Miller, Pat Metheny, Jan Garbarek, Gil Evans, Hannibal Lokumbe), e la collaborazione con la trentesima edizione del festival New Conversations – Vicenza Jazz, in programma dal 15 al 25 maggio 2026.


IL GIOCO COME METODO


Ma come si entra davvero in relazione con un soggetto? Harari ha scelto il gioco. Non una leggerezza superficiale, ma una strategia precisa: creare le condizioni perché l'altro possa smettere di recitare se stesso. «L'idea era di coinvolgere i soggetti in un gioco, di non prendersi sul serio, e di calarsi invece in una dimensione in cui poter scoprire e rivelare qualcosa di inedito di sé» - spiega. C'è poi l'attrazione per il volto. Per lo sguardo, prima di tutto. Harari non ha mai nascosto di essere poco interessato al contesto in senso descrittivo: è il viso, semmai, a diventare paesaggio. «Ci sono fisionomie che rompono gli schemi - osserva - e da sempre ne sono attratto».

I ritratti esposti alla Basilica Palladiana si dispiegano come un grande spartito visivo. Musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, attivisti e persone comuni non sono mai ridotti a icone. Vengono restituiti in immagini che risuonano di umanità, presenza, irripetibilità. Da Fabrizio De André a Bob Dylan, da Vasco Rossi a David Bowie - protagonista dell'immagine di copertina della mostra - da Lou Reed a Kate Bush, da Paolo Conte a Ennio Morricone. Accanto a loro, cineasti, architetti, stilisti, sportivi, scienziati e pensatori: Wim Wenders, Renzo Piano, Giorgio Armani, Carla Fracci, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Roberto Baggio, Anselm Kiefer, Dario Fo e Franca Rame, fino a Greta Thunberg, Zygmunt Bauman, Allen Ginsberg, José Saramago, Jane Goodall.


L'ALLESTIMENTO: UN DIALOGO CON PALLADIO


Il percorso espositivo, progettato dagli architetti Giorgio e Giulio Simioni, nasce da un dialogo consapevole con la monumentale spazialità del Salone dei Cinquecento della Basilica Palladiana. L'allestimento organizza le sezioni della mostra come ambienti distinti ma in relazione continua tra loro e con l'architettura rinascimentale, dando vita ad atmosfere, sequenze narrative e dispositivi di visione che permettono al visitatore di attraversare mezzo secolo di pratica fotografica come si attraversa una partitura.


IL PERCORSO: SETTE SEZIONI E UN PANTHEON SOSPESO


La mostra si articola in sette sezioni che seguono la cronologia della carriera di Harari senza ridursi a una semplice successione temporale. Ogni ambiente corrisponde a una diversa modalità di relazione con il soggetto. Si parte dalla stanza dell'adolescenza, ricostruita come luogo originario: poster alle pareti, riviste musicali, fotografie, pagine di diario, copertine di dischi, autografi e memorabilia. È qui che musica e immagini iniziano a intrecciarsi come strumenti di conoscenza del mondo. Non un archivio nostalgico, ma la mappa di una formazione dello sguardo. Gli anni Sessanta, il suono del rock come annuncio di un mondo nuovo. E poi i fotografi: Astrid Kirchherr, Jim Marshall, Art Kane, Cesare Monti, Luca Greguoli.

Dal privato si passa al pubblico: il palco, il cuore pulsante della musica dal vivo. I concerti diventano rivelazioni visive: David Bowie, Bob Dylan, Lou Reed, Bob Marley, Prince, Tina Turner emergono in immagini scattate a ridosso della scena, nel punto esatto in cui l'energia del suono si trasforma in presenza fotografabile. Poi lo sguardo arretra e scivola dietro le quinte. Nel backstage delle tournée, lontano dalla spettacolarità, Harari cerca un tempo diverso: più lento, più vicino, più vero. È qui che l'incontro diventa possibile. Seguendo l'esempio di Annie Leibovitz, allestisce il suo piccolo studio portatile ovunque: negli alberghi come nei backstage dei palasport, persino in strada.

Molte fotografie sono improvvisate in pochi minuti nei frangenti più improbabili. Come ha scritto Laurie Anderson, è davvero un “kamikaze”, una cartina di tornasole che preferisce lasciare campo aperto all'immaginazione e all'imprevisto. Con Fabrizio De André, Paolo Conte, Peter Gabriel, Kate Bush, Frank Zappa, Vinicio Capossela, Pino Daniele, Vasco Rossi: non più l'artista sul palco, ma la persona nel momento in cui abbassa la guardia.

La sezione successiva segna un passaggio cruciale: il ritratto come risultato di frequentazioni, ritorni, relazioni costruite nel tempo. Si instaura quello che Harari chiama "il buon tempo" della fotografia: un livello di massima concentrazione, un silenzio gravido di intenzioni, carico di desiderio e curiosità. Una modalità di incontro non intellettuale, totalmente emozionale, assai vicina a una specie di innamoramento.

Progressivamente la musica cessa di essere l'unico orizzonte. La fotografia si apre ad altri mondi, altri linguaggi. Scrittori, cineasti, coreografi, pensatori, attivisti entrano nell'inquadratura non come personaggi ma come interlocutori. Alle soglie del Duemila, sentendo l'urgenza di fotografare le eccellenze che avevano reso grande l'Italia nel mondo, Harari avvia il progetto "Italians": un censimento che è anche scommessa sul futuro. Da Beppe Severgnini a Margherita Hack, da Ennio Morricone a Roberto Benigni, da Giorgio Armani a Rita Levi Montalcini, il progetto si rivela un work in progress inarrestabile che continua ad espandersi da trent'anni.

A completare il percorso, una sezione inedita rispetto agli allestimenti precedenti: una sorta di Pantheon personale composto da 24 ritratti di grande formato sospesi nello spazio. Sono i ritratti del cuore, i volti che hanno accompagnato l'intera carriera di Harari e che oggi dialogano tra loro in una costellazione sospesa: George Harrison, Leonard Cohen, Jane Goodall, Lou Reed e Laurie Anderson, Bebe Vio, Joni Mitchell, Marcello Mastroianni, Frank Zappa, Pat Metheny, José Saramago.

La visita può essere fruita anche attraverso un'audioguida con la voce narrante dello stesso fotografo, che restituisce contesto, memoria e senso degli incontri.

Il percorso è accompagnato da filmati d'epoca, videointerviste e dal documentario di Sky Arte dedicato a Harari, “Guido Harari. Sguardi randagi”, diretto da Daniele Cini e prodotto da Tekla Films per RaiDoc.


LA CAVERNA MAGICA: TORNARE UMANI


È il cuore esperienziale della mostra: in un ambiente separato, appositamente allestito, prende forma la Caverna Magica. Un dispositivo relazionale pensato per sospendere il rumore del mondo e riattivare un rapporto diretto, reale, con l'altro. In giornate dedicate, su prenotazione, chiunque può farsi ritrarre da Harari. Le persone entrano senza copione da rispettare, senza immagine da difendere.

Chi lo desidera riceve una stampa Fine Art firmata dall'autore nel formato 30x42 cm. Ma c'è di più: i ritratti realizzati vengono esposti in tempo reale lungo il perimetro esterno delle pareti dell'esposizione, dando vita a una mostra nella mostra intitolata "Occhi di Vicenza". Il pubblico non è più solo spettatore: diventa parte dell'opera.

"Guido Harari. Incontri" arriva alla Basilica Palladiana non come celebrazione di una carriera conclusa, ma come riaffermazione di un principio: fotografare è incontrare. In un'epoca in cui l'immagine è diventata merce di scambio e performance, Harari rivendica il valore del tempo, della relazione, dell'ascolto. Una fotografia che, come Harari ha letto su una parete della camera oscura di Mario Giacomelli, non nasce per dare risposte, ma per sollevare nuove domande. Continuare a guardare, a incontrare, a interrogarsi. A fotografare.


Piazza dei Signori

Data 11/03/2026
&nbsp;OSPITE AL PALAZZO CHIERICATI: IL CATONE DI GIOVANNI BATTISTA LANGETTI
&nbsp;Dall'11 marzo al 19 luglio

 Per la rassegna “Ospiti al Chiericati”, dall’11 marzo al 19 luglio 2026, il Museo Civico di Palazzo Chiericati accoglie uno dei capolavori delle collezioni civiche dei Musei di Strada Nuova di Genova Il suicidio di Marco Porcio Catone detto l’Uticense di Giovanni Battista Langetti (Genova 1635 ? - Venezia 1676), a fronte del prestito delle Quattro età dell'uomo di Antoon Van Dyck, concesso per la mostra "Van Dyck l'europeo" a Palazzo Ducale.

 
Si tratta di una testimonianza di rilievo della carriera di Giovanni Battista Langetti, genovese naturalizzato veneziano e principe dei 'tenebrosi', termine con il quale l'abate Luigi Lanzi appellò, nella sua Storia pittorica dell'Italia (1795-1796), il gruppo di artisti che nella pittura del Seicento veneto incarnarono il drammatico chiaroscuro di Caravaggio e Ribera.
 
Il dipinto, esempio di qualità in cui il naturalismo riberesco si coniuga con la teatralità barocca di Luca Giordano, reca uno dei soggetti maggiormente frequentati da Langetti nella sua vasta produzione di quadri da stanza: il suicidio di Catone Uticense, strenuo difensore delle istituzioni della Repubblica innanzi alla tirannide, che sopporta stoicamente la morte per affermare il valore supremo della libertà.
 
Il quadro trova perfetta corrispondenza con le opere del Museo che si conservano in questa sala, dipinti in cui la folla di Lucrezie, Erodiadi, Maddalene, Giuditte compone una galleria del 'teatro barocco' in pittura.


Piazza Matteotti

Data 01/02/2026
ECO-COMPATTATORE DI VIA GIURIATO
Per i cittadini che utilizzano la macchina mangiaplastica sconti nei negozi fino al 30 giugno 2026

A San Pio X, nel quartiere di Vicenza, è stata installata una “macchina mangia-plastica” che ricompensa chi ricicla. Si tratta di un eco-compattatore per bottiglie in PET, posizionato nella piazzetta tra via Giorgione e viale Giurato, accanto alla casetta dell’acqua.

L’iniziativa rientra nel progetto sperimentale “Mangia-plastica”, promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. Il Comune di Vicenza (Palazzo Trissino) ha partecipato al bando, ottenendo un contributo ministeriale di quasi 30 mila euro, che è stato investito proprio nell’installazione del dispositivo.

Come funzionano gli incentivi

Al conferimento delle bottiglie di plastica nella “macchina mangiaplastica”, l’eco-compattatore rilascerà uno scontrino cartaceo rappresentativo del numero di bottiglie conferite. Quando il numero delle bottiglie rappresentato da uno o più scontrini dovesse raggiungere o superare il 20 (venti), la presentazione di detto/i scontrino/i presso gli esercenti aderenti all’iniziativa permette all’utente di godere degli sconti che l’attività ha specificatamente riservato. L’elenco degli esercenti aderenti è consultabile direttamente sul display dell’eco-compattatore e sulla
pagina web dedicata.

Le bottiglie vanno in ogni caso conferite completamente vuote, integre e non schiacciate/compattate.
L’iniziativa è valida sino al 30 giugno 2026, termine ultimo sino a cui – salvo proroghe dell’iniziativa stessa - gli esercenti aderenti si impegnano a garantire gli sconti indicati.


Via Giuriato
Tel 0444 964300

Data 06/12/2025
PITTURA DEL VERO IN VENETO DA FAVRETTO A BELTRAME
Dal 6 dicembre 2025 al 14 giugno 2026

In occasione del 170º anniversario dell'apertura del Museo Civico di Palazzo Chiericati, Vicenza celebra la propria lunga tradizione di mecenatismo artistico con una mostra dedicata alla recente donazione Colbacchini. Si tratta di un nucleo di 51 opere, in prevalenza dipinti e disegni, realizzate da artisti veneziani e veneti attivi tra la seconda metà dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento.

La collezione Colbacchini attraversa la fertile stagione della pittura lagunare e veneta in età postunitaria, segnata dalle correnti del realismo e del verismo e aperta al dialogo con le più avanzate proposte nazionali ed europee: dall'esperienza macchiaiola alla Scuola paesaggistica di Posillipo, passando per le rivoluzionarie novità degli impressionisti francesi, fino a lambire le atmosfere notturne del Simbolismo.

Allestita nelle rinnovate sale del piano terra di Palazzo Chiericati, destinate alle mostre temporanee, l'esposizione presenta 40 opere provenienti dalla donazione, affiancate da una selezione di disegni scelti dalla raccolta privata del donatore. Tra gli artisti in mostra: Ippolito Caffi, Giacomo Favretto, Luigi Nono, Guglielmo Ciardi, Alessandro Milesi, Pietro Fragiacomo, Bartolomeo Bezzi, Noè Bordignon, Achille Beltrame, Cesare Laurenti, Federico Zandomeneghi, Ettore Tito, Mario De Maria e molti altri protagonisti della feconda «stagione del vero» a Venezia e nel Veneto.

Info e prenotazioni
Dal martedì alla domenica, ore 10.00-18.00 (ultimo ingresso ore 17.30)


Piazza Matteotti, 37/39
Tel 0444 320854

Data 03/07/2025
MINERALI E ALTRE STORIE
Dal 3 luglio 2025 al 3 luglio 2026

Dal 3 luglio 2025 al 3 luglio 2026, il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza ospita una preziosa mostra dedicata alla collezione mineralogica di Aldo Allegranzi (1912-2002), celebre speleologo e ricercatore preistorico del Novecento. Acquisita nel 2023 grazie alla donazione della famiglia, l'esposizione presenta circa 500 campioni mineralogici che raccontano la passione e gli studi di Allegranzi.

Tra i reperti spiccano straordinari esemplari del territorio vicentino, come la rara natrolite globulare di Gambellara e i suggestivi quarzi rossi di Campogrosso, affiancati da minerali di rilevanza internazionale selezionati per il loro valore estetico e scientifico. Il percorso espositivo guida i visitatori alla scoperta della geologia del Vicentino e dell'area Euganea, evidenziando il profondo legame tra mineralogia e storia dell'uomo.

L'esperienza si arricchisce con postazioni interattive: un tavolo tattile permette di osservare da vicino i minerali, mentre un touch screen offre contenuti digitali per approfondimenti. Le spettacolari macrofotografie rivelano dettagli cristallini altrimenti invisibili, regalando una prospettiva inedita sul mondo della mineralogia.

Questa mostra rappresenta un'occasione unica per avvicinarsi alle scienze della Terra attraverso il patrimonio collezionistico di una figura chiave della ricerca veneta, in un connubio perfetto tra divulgazione, tecnologia e valorizzazione del territorio.

Info e prenotazioni

La mostra è visitabile presso il Museo Naturalistico Archeologico di Vicenza ed è particolarmente indicata per scuole, famiglie e appassionati di geologia.

Orari di apertura
Da luglio ad agosto: martedì-domenica 10.00-14.00
Da settembre a giugno: martedì-domenica 10.00-18.00
Biglietto Museo Naturalistico Archeologico 
Intero 3,00 €
Ridotto 2,00 €


Contra' Santa Corona, 4
Tel 0444 222815

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